Lo Zaino Gamberini: una piccola architettura tra street art e futurismo

Lo Zaino Gamberini: una piccola architettura tra street art e futurismo

Lo Zaino Gamberini non è nato per stare in vetrina: è nato per muoversi con te. L'ho disegnato nel 2016.

L'ispirazione: la street art degli anni Ottanta

Ho guardato ai tagli della street art degli anni Ottanta, la cultura che ha insegnato al mondo che ogni superficie può diventare comunicazione: un muro, un vagone della metropolitana, la schiena di una donna che attraversa la città.

La silhouette dello zaino è il fondo neutro. Al centro, la cornice ovale tiene il cameo come un muro tiene un murale: cattura lo sguardo, cambia quando lo cambi tu, e in dieci secondi il muro è un altro.

L'anima futurista

C'è una seconda influenza, e viene da più lontano: il futurismo. Balla e Boccioni trasformavano le linee in traiettorie e i volumi in energia. Volevo che lo zaino seguisse il corpo senza irrigidirlo — dinamismo puro, come lo chiamavano loro.

Ogni curva, ogni tensione della pelle martellata lascia passare il movimento.

Una forma da abitare

Non cercavo una borsa da guardare: cercavo una piccola architettura da abitare ogni giorno. La pelle avvolge e protegge, il cameo al centro è il segno che porti tra la folla.

Lo Zaino Gamberini tiene insieme forza e leggerezza. È il mio omaggio a Bologna e a te che la attraversi.

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