Dal Museo della Figurina di Modena: come è nata l'idea del Cameo Exchange
C'è un pomeriggio del 2013 che ricordo con precisione. Ero a Modena, a curare un evento sul design, in mezzo a designer arrivati da mezza Europa e a conversazioni sull'oggetto e sul suo significato.
L'idea è arrivata da un'altra parte.
Il Museo della Figurina
A Modena c'è un museo dedicato alle figurine, nato dalla collezione della famiglia Panini. Ci sono entrata quasi per caso e ne sono uscita con un'idea in testa.
Nelle teche non vedevo figurine da collezione. Vedevo disegni piccoli, tenuti dentro uno spazio preciso, e una cornice che li faceva sembrare più importanti di quanto fossero. Sempre la stessa cornice, e dentro ogni volta qualcosa di diverso.
Mi sono chiesta: e se una borsa smettesse di essere un oggetto fermo? Se fosse la cornice, e il contenuto lo scegliessi tu?
La cornice, quella sera
Sono tornata a casa e ho disegnato l'ovale la sera stessa. Doveva reggere da solo come pezzo di design — è la mia firma sulla borsa — e insieme lasciare entrare qualcos'altro.
La cornice è in alluminio, nelle finiture oro, platino e nero anodizzato. Tre bottoni automatici sul perimetro interno tengono il cameo in tensione: niente pieghe, niente slittamenti. Lo cambi in dieci secondi, senza attrezzi, e la borsa è un'altra.
Una borsa che non finisce
Il Cameo Exchange non è un monogramma e non è un colore scelto da un catalogo. È la stessa borsa che porti da anni, con qualcosa di diverso davanti ogni volta che lo decidi tu: un cameo asciutto per il lavoro, una seta per la sera, un pezzo d'artista quando ne esce uno.
Dodici anni dopo, la cornice è ancora quella disegnata a Modena. La misura non è mai cambiata.