Timeless

È lunedì, apro gli occhi 3 minuti prima che suoni la sveglia alle 7 e 22, sbircio dai buchi della tapparella se fuori c’è il sole oppure avevano ragione le previsioni: c’è il sole! Mentre passo dalla camera di Nina direzione doccia già i miei pensieri si infilano uno ad uno chiedendomi udienza con il dito alzato, rispettosi dell’ora e del silenzio interiore attendono per mia fortuna i capelli asciutti. Intanto Nina ancora dorme, oppure fa finta, invidiandola non poco le concedo minuti preziosi. Oggi è il giorno della ripartenza, come quando finiscono le vacanze e arriva il primo giorno di scuola, quando si ritorna da un viaggio e si torna a lavorare, ecco proprio così, solo che non siamo andati da nessuna parte, anzi, siamo tutti rimasti a casa, tutti in casa. Non ci sono precedenti a memoria d’uomo ad un paritetico evento, solo pochi uomini possono ricordare di parenti narranti storie d’altri secoli tramandate con la riserva del dubbio, ma ancora  di dolore intrise. Armo la bici e riprendo la via che avevo lasciato, senza voltarmi indietro e senza ombra di dubbio fermandomi cappuccino e brownie al cioccolato, in mente i versi di anima lattina usciti da una smart ferma al semaforo, salutando con un gesto Debby in auricolare immersione di musica pop. Diagonali di pensieri morbidi in memoria fotografica mi si affiancano lungo il tragitto su due ruote. Mi viene a mente quando si poteva tranquillamente toccare tutto, è così differente da quello che ora viviamo, mi sembra di essere dentro a quel romanzo letto in spiaggia a Portopalo ascoltando i Kyuss. Ora non posso nemmeno dare quel colpetto sbeffeggiante dietro la nuca a Gaetano quando mi fa ridere per le sue fulminee infantili ma geniali riflessioni e poi accarezzargli l’avambraccio per condividere. Guardando il muro color ocra sotto il portico di via Dante che gli sbarbi usano come lavagna, rimbalzano in me le tante parole ascoltate in questi ultimi mesi, le previsioni e le statistiche, i giudizi degli esperti e le scanzonate idee di molteplici tuttologi. Poi alzo lo sguardo e vedo un grande sole, esco dal portico e con un abbraccio paterno mi riscalda tutta.

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